piatto

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La storia di questo utensile da cottura risale all’era precolombiana, quando le tortillas di mais nixtamal erano cotte su un comal sopra un fuoco all’aperto. I comales erano usati anche per tostare il caffè ed i semi di cacao. In tempi più recenti il comal si è fatto strada nella cucina moderna.

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Il comal tradizionale dei nativi del Messico è fondamentalmente una piastra di forma rotonda od ellissoidale di medie dimensioni (circa 30 centimetri di diametro) realizzato in ceramica cotta, che si pone su tre o quattro pietre (chiamate tenamaxtles), che servono a sostenerlo e a consentire di accendere il fuoco e la brace proprio sotto al comal.

Il comal era ed è utilizzato per preparare vari tipi di piatti tradizionali, tra i quali in particolare le tortillas di mais, le tlayudas ed i totopos.

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I comales di ceramica quando sono nuovi subiscono di solito un trattamento tradizionale (chiamato curado o curación, che consiste nelle sfregare il comal ancora non utilizzato con una miscela di acqua e calce, per poi lasciarlo seccare. Si presume infatti che tale trattamento lo renda antiaderente.

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Il couturier Anthony Shaw ha collezionato per oltre trent’anni opere di ceramisti inglesi, sopratutto quel genere di lavoro che in Inglese viene definito “Studio Pottery“.

Con questo termine si intendono le piccole produzioni di artisti, da soli o in piccoli gruppi, con caratteristiche di unicità e seguiti interamente nella produzione dall’artista.

Anthony Shaw

Nella casa novecentesca di Billing Place a Londra, possiamo ammirare i lavori di Lucie Rie e Hans Coper, Ian Godfrey, Jim Malone e numerosi altri.

Mi piace l’idea di poter ammirare l’arte in un’ambiente che sia completamente diverso da quello asettico di una galleria, sopratutto quando riguarda una collezione privata, nelle stanze si respira viva l’emozione che queste opere hanno generato e ancora generano.

Anthony Shaw

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Nell’ormai immenso elenco di mostre dedicate al futurismo, eccone una di realmente originale. È quella dedicata a Pubblicità e Propaganda. Ceramica e grafica futuriste proposta dalla Wolfsoniana dal 5 dicembre all’11 aprile.
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La mostra Pubblicità e propaganda. Ceramica e grafica futuriste si concentra sulla presenza della persuasione pubblicitaria e politica all’interno della produzione ceramica e grafica futuriste degli anni Venti e Trenta.
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La mostra Pubblicità e propaganda. Ceramica e grafica futuriste – curata da Silvia Barisione, Matteo Fochessati, Gianni Franzone e Maria Teresa Orengo e organizzata dalla WolfsonianaFondazione regionale per la Cultura e lo Spettacolo di Genova e dalla Regione Liguria in occasione del centenario del manifesto di fondazione del movimento futurista – si concentra sulla presenza della persuasione pubblicitaria e politica all’interno della produzione ceramica e grafica futuriste degli anni Venti e Trenta.
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La straordinaria stagione della ceramica e della grafica futuriste verrà analizzata mettendo in rilievo come, attraverso le sue peculiari e innovative sperimentazioni linguistiche e iconografiche, queste specifiche ricerche contribuirono alla diffusione di messaggi pubblicitari e alla celebrazione di quei motivi propagandistici che, peraltro, la retorica del regime elaborò in parte attraverso gli stessi modelli poetici del movimento futurista.

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L’esposizione, oltre a documentare in maniera originale la molteplicità delle esperienze formali che si svilupparono in questo ambito di ricerca, rappresenta un momento di riflessione sulle dinamiche espressive di quella sottile linea di demarcazione che separa la persuasione pubblicitaria e la propaganda politica, a cui i principali esponenti del movimento adattarono i temi precipui della loro originaria poetica: il culto della velocità e della modernità, dell’aggressività e della guerra, l’idolatria della macchina, l’ideale di un uomo nuovo, sportivo e ardimentoso.

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Non a caso la mostra si svolge a Genova. La Liguria giocò, infatti, un ruolo di primo piano nell’avventura della ceramica futurista.

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Se è vero che esempi di ceramica futurista vennero prodotti a Faenza negli anni Dieci, una vera produzione fu per così dire istituzionalizzata solo intorno al 1927 all’interno della Casa Giuseppe Mazzotti di Albisola, diretta dal celebre Tullio che nel 1938 firmò con F.T. Marinetti il manifesto Ceramica e aeropittura.
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Accanto al primato abisolese con opere degli artisti più noti (Nicolay Diulgheroff, Farfa, Fillia, Tato, Alf Gaudenzi, Giovanni Acquaviva e lo stesso Tullio), la mostra propone anche esperienze che, pur non potendo essere definite futuriste, presentano tangenze, soprattutto linguistiche, con le creazioni del movimento marinettiano.

Come certa produzione delle Ceramiche Rometti di Umbertide (Perugia), nel momento in cui vi fu attivo un artista del calibro di Corrado Cagli, o quella poco conosciuta della FACI (Fabbrica Artistica Ceramiche Italiane) di Civita Castellana nel viterbese.

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Relativamente alla grafica, compaiono, oltre agli artisti già citati, i nomi di Fortunato Depero e Tullio Crali, mentre alcune opere rappresentano l’inizio dell’immagine promozionale coordinata per prodotti e aziende di livello nazionale, come Fernet Branca, Amaro Cora, Campari e Cinzano.

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savona futurista

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Un interessantissimo filmato dedicato alla produzione e alla decorazione ceramica in Amazzonia.

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Gigi degli Abbati non è riuscito a resistere alla tentazione di usare una delle famose sfere di ceramica made in PiralArte! A poca distanza dalla creazione del piatto con il Girotondo l’artista genovese ha approfondito i suoi contatti con l’affascinante modo della ceramica creando un’opera d’arte sorprendente utilizzando come base una delle nostre sfere.

Si tratta di un corteo di personaggi che si inseguono senza soluzione di continuità creando un effetto ottico davvero speciale.

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Sono appena usciti dal forno un paio di bellissimi piatti di Giorgio Moiso. Sono piatti in ceramica di grandi dimensioni, realizzati con maestria su stampi in gesso qui da noi in PiralArte ad Albisola.

Come di consueto si tratta di vere e proprie fantasmagorie di colori, realizzate con la tecnica dell’action painting, quell’ espressionismo astratto di cui Giorgio Moiso è da anni un esponente incontrastato.

Questi piatti sono una finestra aperta su un mondo fatto di colori e forme che sembrano vivere di vita propria…

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Dopo una trepidante attesa è finalmente uscito dal forno di PiralArte il piatto quadrato con il Girotondo di Gigi degli Abbati. Il risultato è un’opera dalle cromie particolarmente delicate, che ben si collegano alle figure oniriche che l’artista ha inserito nella decorazione del piatto.

Personalmente trovo molto interessante la soluzione tecnica di lasciare alcune zone completamente prive di smalto, in modo da fare affiorare la biscottatura. Una raffinatezza ben visibile nel disco centrale color terracotta e nelle figure dei due “quadrupedi”.

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Gigi degli Abbati ha deciso di creare uno dei suoi famosi girotondi su un piatto quadrato creato apposta per lui in PiralArte. Il piatto, realizzato su stampo in gesso, ospita una sequenza di figure che si inseguono su uno sfondo giallo.

Il risultato è indubbiamente affascinante, fascino senza dubbio arricchito dalla scelta di raffigurare una sequenza di uomini e cani che danno vita ad un corteo di figure oniriche.

Aspettiamo con trepidazione la cottura del piatto!

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