In tempi di globalizzazione e di assimilazione della scena artistica allo star system di lontana ma palese matrice hollywoodiana, nulla sembra così inattuale quanto investigare gli apporti resi in ambito territoriale circoscritto. Un ambito forte, sì, d’una tradizione illustre, anche recente, ma sempre più condizionato dalla posizione decentrata rispetto ai punti nevralgici del circuito mercantile.

dizionario artisti liguriAd assumere questa attitudine controcorrente è stato, una ventina d’anni fa, Germano Beringheli – decano (non semplicemente in senso anagrafico) della critica d’arte genovese – intraprendendo la ricerca che doveva portare, nel 1991, alla pubblicazione del suo “Dizionario degli artisti liguri: pittori, scultori, ceramisti, incisori dell’Ottocento e del Novecento”.

La sua scelta ha ottenuto da subito un riconoscimento confermato nel tempo, facendo del volume un long seller giunto ormai alla quarta edizione (De Ferrari, 440 pagine, 26 euro) in versione sensibilmente accresciuta e concentrata ormai unicamente sul secolo scorso, giunto frattanto a compimento.

Con le sue 1.448 voci, da Niccolò Accame, giovane scultore pietrese, a Delia Zucchi, ceramista di Savona – passando per figure note come Aurelio Caminati, Claudio Costa, Agenore Fabbri, Farfa, Giannetto Fieschi, Emanuele Luzzati, Arturo Martini, Plinio Mesciulam, Martino Oberto, Emilio Scanavino, Tullio d’Albisola – il Dizionario traccia una mappa minuziosa dell’arte ligure, la cui utilità si rivela ancor maggiore a motivo della mancanza, in sede storica, di un panorama complessivo delle vicende che l’hanno animata, ricostruito sino ad ora solo per tagli disciplinari, quali il terzo volume della “Storia della scultura in Liguria” curata da Franco Sborgi, o per sezioni cronologiche, imperniate per lo più sugli svolgimenti genovesi, rappresentate dagli studi di Gianfranco Bruno sulla pittura primonovecentesca o dai contributi riuniti nel catalogo della mostra “Attraversare Genova. Percorsi e linguaggi internazionali del contemporaneo. Anni ‘60-’70″ curata da Sandra Solimano per il Museo di Villa Croce nel 2004.
Basato sulla documentazione raccolta in oltre un sessantennio di esercizio critico, svolto principalmente attraverso la rubrica “Forme e colori”, tenuta a partire fra il 1952 ed il 2001 sulla storica testata de Il Lavoro, e poi sul Secolo XIX, il “Dizionario” si presenta come ‘un gigantesco work in progress, agile nonostante la mole, per la concisione delle singole schede, pur ricche di informazioni e di riferimenti curriculari e bibliografici, con cui l’autore, come scrive nella prefazione, “ambisce dar conto di quegli operatori che, nella nostra regione, sono risultati protagonisti dell’invenzione artistica degli ultimi cento anni”. Un cantiere, questo di Beringheli, in dinamica espansione sotto il profilo del repertorio archivi¬stico, suscettibile di qualche ulteriore inserimento (quello, ad esempio, di alcuni membri del gruppo di giovani “neoconcettuali” degli anni’90, come Luca Vitone, Roberto Costantino, Formento-Sossella) e forse proficuamente integrabile, in futuro, con voci dedicate alle diramazioni liguri dei movimenti attivi in campo nazionale ed internazionale.
Ma fecondo, nel contempo, di iniziative anche sul piano “militante”, come prova la mostra “Savona Novecento. Un secolo di pittura, scultura e ceramica”, allestita con Riccardo Zelatore alla Fortezza del Priamar sul finire del 2008.

Sandro Ricaldone (Il Secolo XIX – 30 novembre 2009)

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La storia di questo utensile da cottura risale all’era precolombiana, quando le tortillas di mais nixtamal erano cotte su un comal sopra un fuoco all’aperto. I comales erano usati anche per tostare il caffè ed i semi di cacao. In tempi più recenti il comal si è fatto strada nella cucina moderna.

comal

Il comal tradizionale dei nativi del Messico è fondamentalmente una piastra di forma rotonda od ellissoidale di medie dimensioni (circa 30 centimetri di diametro) realizzato in ceramica cotta, che si pone su tre o quattro pietre (chiamate tenamaxtles), che servono a sostenerlo e a consentire di accendere il fuoco e la brace proprio sotto al comal.

Il comal era ed è utilizzato per preparare vari tipi di piatti tradizionali, tra i quali in particolare le tortillas di mais, le tlayudas ed i totopos.

comal
I comales di ceramica quando sono nuovi subiscono di solito un trattamento tradizionale (chiamato curado o curación, che consiste nelle sfregare il comal ancora non utilizzato con una miscela di acqua e calce, per poi lasciarlo seccare. Si presume infatti che tale trattamento lo renda antiaderente.

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Il couturier Anthony Shaw ha collezionato per oltre trent’anni opere di ceramisti inglesi, sopratutto quel genere di lavoro che in Inglese viene definito “Studio Pottery“.

Con questo termine si intendono le piccole produzioni di artisti, da soli o in piccoli gruppi, con caratteristiche di unicità e seguiti interamente nella produzione dall’artista.

Anthony Shaw

Nella casa novecentesca di Billing Place a Londra, possiamo ammirare i lavori di Lucie Rie e Hans Coper, Ian Godfrey, Jim Malone e numerosi altri.

Mi piace l’idea di poter ammirare l’arte in un’ambiente che sia completamente diverso da quello asettico di una galleria, sopratutto quando riguarda una collezione privata, nelle stanze si respira viva l’emozione che queste opere hanno generato e ancora generano.

Anthony Shaw

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ocarina di budrio

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I kwevri sono contenitori in terracotta utilizzati ancor oggi in Georgia per la fermentazione dei mosti e la vinificazione. Vengono interrati per le qualità di controllo termico naturalmente conferite dal terreno; possono essere sede anche di lunghe macerazioni sulle bucce. Sono state usate fin dagli albori della storia della vinificazione nella zona caucasica: secondo H. Johnson alcuni di questi contenitori risalenti al 5000 a.C. sarebbero prova della vinificazione sistematica in quelle terre fin da quel periodo.

kwevri

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