Gigi degli Abbati

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Che strano titolo… era tanto che non mi veniva in mente questo termine! Sembra uno sfoggio di erudizione, ma in realtà non saprei come altro definire l’opera di Gigi degli Abbati che ho visto oggi qui in PiralArte!

Una drôlerie, ecco cos’è quest’opera!

In francese l’espressione un drôle de significa “una stranezza di” e lo si usa sempre meno… il perchè non lo so, anzi credo di saperlo…

Forse è perchè oggi niente è più definibile come “strano”, nel senso che tutto è strano!

Nel Medioevo il termine indicava le composizioni di mostriciattoli che comparivano sulle pagine miniate: un pò decorazione, un pò virtuosismo, un pò un modo per farci pensare a quallo che ci aspetta se non righiamo dritti nell’aldiquà…


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Curiosando qua e là dove lavorano gli artisti la mia attenzione si è fermata su un dettaglio che vorrei condividere: la cassetta dei colori di Gigi degli Abbati!

E’ essa stessa – ça va sans dire - un’opera d’arte!

A voi le immagini…

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Gigi degli Abbati non è riuscito a resistere alla tentazione di usare una delle famose sfere di ceramica made in PiralArte! A poca distanza dalla creazione del piatto con il Girotondo l’artista genovese ha approfondito i suoi contatti con l’affascinante modo della ceramica creando un’opera d’arte sorprendente utilizzando come base una delle nostre sfere.

Si tratta di un corteo di personaggi che si inseguono senza soluzione di continuità creando un effetto ottico davvero speciale.

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Dopo una trepidante attesa è finalmente uscito dal forno di PiralArte il piatto quadrato con il Girotondo di Gigi degli Abbati. Il risultato è un’opera dalle cromie particolarmente delicate, che ben si collegano alle figure oniriche che l’artista ha inserito nella decorazione del piatto.

Personalmente trovo molto interessante la soluzione tecnica di lasciare alcune zone completamente prive di smalto, in modo da fare affiorare la biscottatura. Una raffinatezza ben visibile nel disco centrale color terracotta e nelle figure dei due “quadrupedi”.

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Gigi degli Abbati ha deciso di creare uno dei suoi famosi girotondi su un piatto quadrato creato apposta per lui in PiralArte. Il piatto, realizzato su stampo in gesso, ospita una sequenza di figure che si inseguono su uno sfondo giallo.

Il risultato è indubbiamente affascinante, fascino senza dubbio arricchito dalla scelta di raffigurare una sequenza di uomini e cani che danno vita ad un corteo di figure oniriche.

Aspettiamo con trepidazione la cottura del piatto!

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L’artista genovese Gigi degli Abbati è venuto a farci visita in PiralArte!

Ha preso subito confidenza con l’ambiente della fabbrica elaborando alcune forme di argilla fresca abitualmente utilizzate per le “pignatte” made in Piral, ricavandone delle interessanti “teste” stilizzate, decorandone altre con dei suggestivi intagli tribali.

Nato a Genova nel 1944, Degli Abbati subisce prestissimo l’amore per il disegno: «prima dell’asilo disegnavo già almeno un’ora al giorno – dice – sono sempre stato affascinato da tutto ciò che è legato alla creatività». Dopo il Liceo Artistico Barabino e una laurea in architettura lavora per un po’ nello Studio Firma, poi cambia strada. Va a Milano, frequenta l’ambiente dell’Accademia di Brera, inizia ad insegnare per rendersi indipendente dalla famiglia.

Sul finire degli anni Sessanta inizia una sperimentazione metodologica e tecnica che continua ancora oggi. Degli Abbati, infatti, mischia materiali moderni e metodi antichissimi, intreccia i linguaggi, unisce un lavoro da fine artigiano ad un messaggio che strizza l’occhio al surrealismo.

«Il più delle volte dipingo in modo veloce e spontaneo, senza schizzi, affinché il risultato sia più istitivo», dice. Non si limita ad usare colori e tela, ma adotta una tecnica mista di sua invezione: «i materiali sono moderni, ma lavoro per strati successivi come facevamo gli antichi». Sacchi di iuta, legno, resine, sempre alla ricerca di una tridimensionalità che buchi la cornice e colpisca più da vicino lo spettatore.

«Mi piace anche dipingere icone antiche, come figure totemiche, per comunicare l’essenzialità dell’emozione».

Cogliamo l’occasione per dargli un caloroso benvenuto!

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