ottobre 2009

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Da quando ha iniziato a frequentare la PiralArte di Albisola Roberto Gaiezza ha dimostrato una grandissima capacità di mettersi in discussione. Non è cosa da poco, specie in un artista del suo talento. Inizialmente ha “portato in fabbrica” le sue doti di pittore, ma da un pò di tempo a questa parte ha esteso la sua produzione ad opere ceramiche in tre dimensioni di cui controlla personalmente ogni fase produttiva.

Le sue sfere, anche dal punto di vista tecnico, sono ineccepibili e testimoniano – se ancora ce ne fosse bisogno – la sua grande versatilità.

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Fino all’ 8 novembre 2009 si tiene presso lo spazio espositivo “Santo Stefano” a Mondovì la mostra di ceramica contemporanea, organizzata da Comune di Mondovì e a cura di Luciano Caprile e Simona Poggi, intitolata “Dipingere con il fuoco“.

La mostra raccoglie più di 100 opere eseguite dal 1958 al 2009, da importanti artisti del secolo scorso, come Lucio Fontana, Wilfredo Lam e Asger Jorn si sono confrontati con la tecnica e il materiale della terracotta.

L’esposizione, allestita dall’architetto Cristiano Isnardi si divide in quattro sezioni:

- la prima riguarda gli autori “Variamente Figurativi” tra cui spiccano i nomi di Agenore Fabbri, Aligi Sassu, Sandro Cherchi, Lele Luzzati e Ugo Nespolo.

- la seconda parte, dedicata ai “Surrealisti e ai Metafisici“, si apre con una serie di capolavori di Wifredo Lam con il concorso tra l’altro di Lucio del Pezzo, Gianni Dova, Gaston Orellana e Francesco Casorati.

- gli espressionisti del gruppo “CoBrA” costituiscono la terza sezione e sono rappresentati dal fondatore del movimento, Asger Jorn, con sculture e piatti che evidenziano la straordinaria qualità del suo gesto. A seguire Pinot Gallizio, Serge Vandercam e Sergio Dangelo.

- in ultimo è presente la sezione dedicata agli artisti “variamenti astratti e informali” che comprende i lavori di Antonio Recalcati, Emilio Scanavino e Pietro Consagra ed anche un’opera inedita di Lucio Fontana del 1958, dal titolo “Concetto spaziale“.

La mostra, realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e dell’ UBI – Banca regionale Europea e con la collaborazione della Reale Mutua Assicurazioni, sarà visitabile gratuitamente dal martedì alla domenica, dalle 15.30 alle 19.00.

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Potters for Peace è un’associazione americana senza fine di lucro composta da vasai, educatori, tecnici della ceramica oltre che da volontari e sostenitori. L’associazione è stata fondata in Nicaragua nel 1986 ed è attiva prevalentemente in America Centrale.

Lo scopo dell’associazione consiste nell’offrire supporto tecnico, solidarietà e risorse ai vasai dei paesi in via di sviluppo, sostenendo al tempo stesso le tradizioni ceramiche locali e l’uso di materiali autoctoni, promuovendo anche la commercializzazione dei prodotti ceramici in un contesto “equo e solidale”.

L’attività di Potters for Peace è ancor più meritoria in quanto la stragrande maggioranza dei vasai in America Latina è rappresentata da giovani donne, che rappresentano tradizionalmente la fascia più debole e svantaggiata della popolazione.

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Ormai ci siamo, manca pochissimo alla nascita del Totem di Carlo Sipsz qui in PiralArte. Prima della verniciatura e della cottura finale rimane un grande dilemma da affrontare: di quale colore sarà l’opera? Sembra un problema di poco conto, ma in realtà il colore dello smalto, specie su un’opera di queste dimensioni, non è scelta da prendersi sottogamba… Carlo Sipsz da ceramista navigato qual’è sa bene che una scelta sbagliata può compromettere e vanificare un mese di lavoro.

Non è solo una questione estetica: all’interno di un solo colore le possibilità offerte dagli smalti ceramici sono centinaia. Tanto per fare un esempio: meglio uno smalto opaco, semiopaco o lucido? E per quanto riguarda il colore: è meglio un colore coprente o uno traslucido che ammetta dei rialzi e degli affondi? Uno che fonda rapidamente a “bassa” temperatura oppure uno da poter “spingere” a temperature più alte, correndo magari il rischio che il colore “bruci” nel forno?

Personalmente, conoscendo Carlo Sipsz da anni, so che è praticamente infallibile con il blu e con il rosso lucido (anche se uno dei suoi Totem più belli è in nero opaco…) staremo a vedere!

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Roberto Gaiezza negli ultimi tempi è davvero una fucina di idee, qui in PiralArte! Dopo le sfere ha deciso di tornare alle formelle, ma con qualcosa in più: la tridimensionalità! Inutile dire quali e quante possibilità in più offra una struttura decorata su tre lati rispetto ad un’opera tradizionale…

Le foto che pubblichiamo si riferiscono alla fase immediatamente precedente alla cottura.

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Dopo una snervante asciugatura Carlo Sipsz ha finalmente biscottato i tre segmenti che compongono il suo Totem. Si può dire che il peggio è passato, e che molte delle preoccupazioni iniziali sulla solidità della struttura sono scomparse.

Non è semplice creare una “architettura” di  terracotta che si autosostiene! Sono centinaia di chili di argilla fresca che possono implodere in qualsiasi momento! Per questo motivo un’asciugatura lenta e graduale rappresenta l’unico metodo per potersi assicurare un’opera realmente stabile.

Come si può vedere dalle immagini l’artista ha voluto seguire la biscottatura personalmente, occupandosi anche del trasporto dei tre segmenti e della nuova messa in posa all’interno dei laboratori di PiralArte ad Albisola.

Non c’è bisogno che sia io a dirlo: montare e smontare tre segmenti che pesano decine di chili ognuno non è una passeggiata, ma quello che sorprende è il fatto che tutte le parti dell’opera si sono “ritirate” in maniera armonica e proporzionata nonostante l’argilla abbia spessori diversi a seconda della collocazione di ciascun segmento.

Nelle parti basse della scultura l’argilla è più spessa, mentre in quelle alte lo spessore è nettamente inferiore.

Prossima tappa: la verniciatura a smalto, a cui farà seguito una nuova cottura in forno.

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L’artista tedesca naturalizzata statunitense Ruth Duckworth, celebre esponente della scultura modernista della metà del XX secolo, è morta a Chicago all’età di 90 anni.Ruth Duckworth

Come scultrice la Duckworth ha lavorato l’argilla, la ceramica, la pietra, il bronzo e il ferro, passando da monumentali sculture e opere murali a piccoli pezzi, come gli utensili da cucina, teiere e caffettiere, tazzine e piatti.

Ruth Duckworth

Trasferitasi negli Stati Uniti nel 1964, dopo aver accettato la cattedra di arte all’University of Chicago, Ruth Duckworth iniziò a realizzare monumentali opere murali in ceramica e più tardi sculture in bronzo: tra i lavori di maggior dimensione figurano «Earth, Water and Sky» (1967-68) e «Clouds Over Lake Michigan» (1976), installato nel Chicago Board Options Exchange.

Ruth DuckworthNata il 10 aprile 1919 ad Amburgo, in Germania, come Ruth Windmuller, poichè il padre era ebreo non potè ricevere un’educazione artistica durante gli anni del regime nazista. Nel 1936, con la famiglia, lasciò la Germania per l’Inghlterra, dove si formò artisticamente, studiando alla Liverpool School of Art e poi assorbendo l’influenza di scultori come Henry Moore e Barbara Hepworth. Nel 1949 si sposò con lo scultore Aidron Duckworth, vivendo a Londra per 15 anni. Poi il trasferimento a Chicago, dove è vissuta fino alla fine.


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Giacomo Lusso ha appena inaugurato la sua personale presso la galleria d’arte La Fortezza di Savona. La mostra proseguirà nelle due sedi della galleria fino al 1 novembre 2009. L’artista collabora ormai stabilmente con PiralArte per quanto riguarda la sua produzione ceramica. Abbiamo colto l’occasione per rivolgergli alcune domande.

Come mai la mostra si intitola “I Racconti della Luce”?

Tu conosci la mia esperienza di vita, quella che chiamo “il mio viaggio verso la Luce” e quanto io – come artista – ne sia rimasto influenzato nel rappresentare la mia poetica interiore. Il racconto o, meglio, la “narrazione” è costituita  dalle accumulazioni dei miei segni (tre : vita, conoscenza e l’elemento naturale).

La luce è elemento che – tagliente sulle superfici – scopre, svela presenze e squarcia il nero. E’ la ricerca costante di un’espressione ideale della poetica interiore… a volte tormentata a volte lirica. Storie personali raccontate. La cosa sorprendente è che chi ha vissuto la mia stessa esperienza si riconosce nel mio lavoro e alle mostre mi cerca per comunicarmelo e improvvisamente, con queste persone appena conosciute, scatta empatia e solidarietà.

Giacomo Lusso

Quale opera ritieni sia indispensabile all’interno della mostra e perchè?

Tutte le opere esposte sono indispensabili a costruire la narrazione. Ritengo che nelle mie mostre ogni dipinto o scultura sia una pagina complementare alle altre per trattare il tema di volta in volta: Viaggio dentro, Dalla luce alle terre, Il sogno dei segni, ecc.

Dove stai andando, verso quali obiettivi ti stai muovendo, artisticamente parlando?

Rifiuto l’idea che per un artista di oggi la tela o la ceramica siano da considerarsi alla stregua di  un pezzo singolo avulso da un concetto più complesso del fare Arte . Il valore del singolo, giusto o sbagliato che sia è un distinguo che compete più al mercante o al gallerista. In ceramica forse sto tentando, prima che in pittura, di svincolare l’oggetto soprammobile e interagire con la gente con idee di tipo concettuale. L’arte diffusa come Ceramica in Celle è una espressione di questo indirizzo, come le pagine di ceramica del libro di cento teglie Piral, il suddividere e donare smontando una accumulazione di piastrelle. Queste azioni mi fanno venire le farfalle nello stomaco e mi rendono felice perché mi rendo conto che sono vivo come artista e non mi fermo a fare dell’artigianato plastico.

Giacomo Lusso

Fare ceramica oggi ha ancora un senso?

Ecco forse per me ha ancora senso fare ceramica per trovare sempre nuovi stimoli creativi a maggior ragione in un ambiente ospitale e stimolante come PiralArte. Riconosco un mio limite. Il periodo che dedico alla ceramica non lo posso interrompere con il dipingere mi resta difficoltoso anche se ormai alcuni gesti sono comuni nelle due lavorazioni. L’incidere in pasta, per esempio, è gesto ceramico che ho ripreso in pittura.

Ti ringrazio tantissimo per questa mini intervista, che tra l’altro è la prima sul Blog di PiralArte! Buona mostra!

Scarica il catalogo in formato PDF

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Assistiamo all’uscita dal forno di PiralArte (Albisola) di alcune formelle realizzate dall’artista Giorgio Moiso. Si tratta di un momento sicuramente emozionante nel quale le opere – dopo una cottura a quasi mille gradi durata ore – emergono dai meandri del forno in tutto il loro splendore. Solo a cottura ultimata, e dopo averne constatata la completa integrità, un’opera può dirsi finalmente conclusa.

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Sabato 24 ottobre 2009 alle ore 18.00 presso la GlobArt Gallery di Acqui Terme si inaugura la personale di Mirco Marchelli. L’artista ha lavorato a lungo presso la PiralArte di Albisola di realizzando una serie di interessanti opere ceramiche.

Mirco Marchelli dopo la maturità tecnica si diploma in tromba al Conservatorio Antonio Vivaldi di Alessandria, nel 1983, svolgendo poi attività concertistica sia nell’ambito della musica classica che in quella jazz. Significativa è la collaborazione con il cantautore Paolo Conte nelle tournèe concertistiche dal 1988 al 1991.

Mirco Marchelli

Da anni è impegnato come ideatore, promotore ed organizzatore di eventi culturali nel territorio ovadese come ad esempio il Festival “InContemporanea”, manifestazione che ha lo scopo di rappresentare sotto tutti gli aspetti artistici la contemporaneità.

Artista poliedrico, Mirco Marchelli da sempre dà voce alla sua creatività esprimendola in musica e poesia ma soprattutto attraverso la pittura. Marco Meneguzzo definisce i suoi lavori “pure opere di pittura ‘travestite’da oggetto, da concentrato di storie che, per la natura stessa della forma di questi lavori appaiono come storie personali, interiori, se non proprio intime, di una fanciullezza da giocattolo di legno.” Mirco MarchelliI suoi lavori vengono esposti in mostre personali e collettive dal 1994: prima a Gavi, Alessandria, Genova, poi nel 1997 a Verona con le mostre “La casa di Mirco” e “Pause popolari” presso la galleria Studio La Città. La sua prima mostra all’estero è nel 1998 presso la Galerie Sfeir Semler di Amburgo, seguita nel 2000 dalla collettiva “Carte Blanche à Melene de Franchis” presso la galleria Lucine Durand Le Gaillard di Parigi. Mirco MarchelliL’anno successivo presenta a Regensburg la personale “C’era una volta il re” alla Baumler e nel 2005 il suo lavoro è esposto a Barcellona dalla galleria Miquel Alzueta. Mirco Marchelli3La galleria Studio La Città di Verona presenta nel 2003 la mostra “Acqua calda acqua fredda”. Nel 2004 partecipa alla Biennale di  Arte Sacra presso il Museo di  Stauros a Isola del Gran Sasso (Teramo) e la Galleria Il Traghetto presenta a Venezia la mostra “Quindici diciotto”. L’anno successivo Cardelli e Fontana allestisce “Cime, segni e specchi d’acqua” a Sarzana. Nel 2006 Marchelli è presente con Via Crucis al Monastero di Villafranca Piemonte a Torino e alla Galleria San Fedele di Milano nella mostra collettiva “Sentire con gli occhi”. Mirco Marchelli1Nel 2007 la sede milanese di Spirale Arte allestisce “Trombe clarini e genis”, a cura di Marco Meneguzzo, mentre per la nuova galleria Eventinove di Torino Luca Beatrice presenta un’altra personale, intitolata “Ma c’è un ma”. E’ a cavallo fra il 2008 e il 2009 l’allestimento della mostra “Amata o tic tac” presso la Galleria Cardelli e Fontana di Sarzana e curata da Marisa Vescovo. La stessa curatrice inserisce alcune opere nella mostra “900. Cento anni di creatività in Piemonte”. Marchelli vive e lavora ad Ovada (AL).

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