Sveliamo uno dei segreti meglio custoditi in PiralArte: la nascita delle leggendarie sfere di argilla!
Non che si sia gli unici a produrle ma, a giudicare dal numero di artisti che ce le chiedono, devo dire che possono essere annoverate senza problemi come delle vere e proprie spécialités de la maison!
La sfera è sicuramente un solido affascinante, per certi versi inquietante.
A lei, e al suo misterioso rapporto con il cilindro, Archimede ha dedicato l’opera che forse amava di piu: Della sfera e del cilindro.
Lo storico Plutarco, nelle Vite Parallele (più precisamente nella Vita di Marcello) narra che lo scienziato siracusano amasse talmente il solido geometrico da volerne una raffigurata sulla propria tomba.
Ma non divaghiamo…
Come facciamo le sfere di argilla? Bella domanda!
La dottrina tramanda due modi diversi di “formare” una sfera: al tornio e a stampo. Il tornio ha indubbiamente il suo bel fascino, ma ha anche qualche inconveniente… il primo e più importante è l’impossibilità di produrre sfere regolari di dimensioni cospicue, per intenderci, oltre i 40 centimetri di diametro.
L’altro aspetto è legato all’abilità del torniante e alla sua capacità di creare dei solidi regolari, senza schiacciamenti o deformazioni. Questo inconveniente si trasforma in un grosso ostacolo nel momento in cui un artista ha la necessità di operare su più sfere perfettamente uguali.
E’ per questo che in PiralArte le sfere si fanno a stampo!
Capisco che per chi non è del mestiere la parola stampo fa venire in mente una catena di montaggio o qualcosa del genere, ma vi posso assicurare che non è così!
Per prima cosa lo stampo è “lo stampo” nel senso che – per ogni dimensione – esiste un solo stampo in gesso, ricavato con fatica da una matrice perfettamente sferica, successivamente diviso in due semisfere.
Ognuna delle semisfere viene riempita pazientemente con uno strato di argilla, dopodichè con altrettanta pazienza si crea una struttura interna di “contenimento”, ossia una centinatura in grado di mantenere salda la struttura senza però appesantirla inutilmente.
Poi le due semisfere vengono unite e lasciate asciugare in attesa della biscottatura.
Tutto qui, semplicissimo… lo saprebbe fare anche un bambino!




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