23 settembre 2009

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L’artista genovese Gigi degli Abbati è venuto a farci visita in PiralArte!

Ha preso subito confidenza con l’ambiente della fabbrica elaborando alcune forme di argilla fresca abitualmente utilizzate per le “pignatte” made in Piral, ricavandone delle interessanti “teste” stilizzate, decorandone altre con dei suggestivi intagli tribali.

Nato a Genova nel 1944, Degli Abbati subisce prestissimo l’amore per il disegno: «prima dell’asilo disegnavo già almeno un’ora al giorno – dice – sono sempre stato affascinato da tutto ciò che è legato alla creatività». Dopo il Liceo Artistico Barabino e una laurea in architettura lavora per un po’ nello Studio Firma, poi cambia strada. Va a Milano, frequenta l’ambiente dell’Accademia di Brera, inizia ad insegnare per rendersi indipendente dalla famiglia.

Sul finire degli anni Sessanta inizia una sperimentazione metodologica e tecnica che continua ancora oggi. Degli Abbati, infatti, mischia materiali moderni e metodi antichissimi, intreccia i linguaggi, unisce un lavoro da fine artigiano ad un messaggio che strizza l’occhio al surrealismo.

«Il più delle volte dipingo in modo veloce e spontaneo, senza schizzi, affinché il risultato sia più istitivo», dice. Non si limita ad usare colori e tela, ma adotta una tecnica mista di sua invezione: «i materiali sono moderni, ma lavoro per strati successivi come facevamo gli antichi». Sacchi di iuta, legno, resine, sempre alla ricerca di una tridimensionalità che buchi la cornice e colpisca più da vicino lo spettatore.

«Mi piace anche dipingere icone antiche, come figure totemiche, per comunicare l’essenzialità dell’emozione».

Cogliamo l’occasione per dargli un caloroso benvenuto!

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Stanno prendendo forma, come si può notare dalle foto, i tre segmenti del totem di Carlo Sipsz. A detta dell’artista ci vorranno ancora quindici giorni perchè le tre parti della monumentale scultura possano entrare in  forno per la biscottatura. Nel frattempo le strutture sembrano a buon punto, con addirittura alcune parti ad engobbio bianco già definitivamente pronte per l’asciugatura.

Una nota tecnica: l’engobbio va steso sull’argilla fresca – e quindi prima della biscottatura – onde evitare il rischio di sgradevoli “distacchi” della superficie dipinta.

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In un libro che tutti gli appassionati d’arte dovrebbero leggere, la Vita delle forme, Henry Focillon sostiene che la forma non è una pura rappresentazione statica, ma contiene al suo interno una vita vera e propria, con una sua volontà di rinnovamento, capace di invadere lo spazio e di stupire lo spettatore. Le forme sono quindi “vive”, legate saldamente ai tempi che le circondano, in grado di attraversare la storia trasformandosi, adeguandosi, rivoluzionandosi.

Ylli Plaka sembra materializzare questa teoria nelle sue molteplici interpretazioni di un unico tema.

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